liberi di sorridere

A ME CLI OCCHI.

A ME GLI OCCHI.

Gli occhi, per me che sono sempre stato un “bambino” riservato, rappresentano un canale di comunicazione fondamentale, sicuramente quello che preferisco.

I miei occhi hanno scoperto la realtà, hanno visto il futuro, hanno osservato lungamente il mondo e gli individui, le persone che hanno intrecciato i loro destini con il mio, anche solo per un attimo.

Osservo continuamente, non mi stanco mai di leggere questo fantastico e pazzo mondo intorno a me attraverso gli occhi. I miei occhi incontrano quelli dei pazienti, ed è sempre un’esperienza intima e coinvolgente, immergersi nei loro sguardi e capirne le emozioni, posso dire che è questo il vero motivo che mi fa amare il mio lavoro.

Loro, i loro occhi, mi raccontano tutto: sofferenze, speranze, dubbi e certezze. Mentre parlano, i nostri occhi si incontrano e io riesco a leggere ciò che veramente mi stanno dicendo con le parole, perché le parole sono etichette messe su scatole chiuse da aprire con lo sguardo.

In quelle scatole io ci entro e poi, con discrezione, le richiudo, non prima di aver risposto alla domanda che c’è per me.In quelle scatole io ci entro e poi, con discrezione, le richiudo, non prima di aver risposto alla domanda che c’è per me.

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